SHOPPING FOR BOOKS IS BETTER THAN PSYCHIATRY
Ovvero quando uno ha fatto il libraio non può più smettere di farlo

LIBERA LIBRERIA GIUSEPPE CULICCHIA – Il Falcone Maltese

Per lui la frase migliore era notoriamente la più corta. E quando Dashiell Hammett morì di cancro a New York, il 10 gennaio 1961, gli americani timorati di Dio e ossessionati dal pericolo comunista non dovettero aver bisogno di molte parole per commentare la notizia. Lo scrittore che aveva inventato il genere hard-boyled, dando vita a personaggi leggendari quali Sam Spade e Continental Op, portati sul grande schermo da attori come Humphrey Bogart e William Powell per la regia di maestri del calibro di John Huston, un uomo che sulla soglia dei settant’anni era ormai tornato alla povertà che ne aveva contraddistinto l’infanzia, era ai loro occhi semplicemente un reietto.

Nel 1937, infatti, mentre in Spagna infuriava la guerra civile e colleghi come George Orwell ed Ernest Hemingway partivano per la penisola iberica per scoprire con un certo anticipo i metodi più hard che boiled dei commissari politici di scuola sovietica, Dashiell Hammett aveva deciso di iscriversi al partito comunista americano. E dopo la seconda guerra mondiale, a cui aveva partecipato in veste di volontario dirigendo un giornale per le truppe sul fronte del Pacifico malgrado la tubercolosi contratta nel 1918, quando in Europa aveva prestato servizio sulle ambulanze alla pari dell’autore di Addio alle armi ammalandosi di influenza spagnola, si era impegnato per contrastare la “caccia alle streghe” maccartista partecipando con il miliardario filo-comunista Vanderbilt alla creazione di un fondo spese a cui potesse attingere chi veniva accusato di professare idee anti-capitaliste. Fu così che negli anni Cinquanta, in piena guerra fredda, il suo stile di scrittura per definizione “asciutto” e senza fronzoli, i suoi personaggi trasudanti cinismo e distacco, le sue trame complesse ma allo stesso tempo realistiche, e dunque spietate come sa essere non di rado la vita, finirono in secondo piano; a un tratto, Dashiell Hammett non venne più considerato il capostipite di un genere amato da moltitudini di lettori, ma alla pari di Charlie Chaplin e di tanti altri un nemico della democrazia e della libertà. Degno di finire, per cinque mesi, in prigione. I produttori di Hollywood, che nei suoi libri avevano trovato luoghi e protagonisti e intrecci perfetti per inchiodare alle poltrone il grande pubblico delle sale cinematografiche negli anni Trenta e Quaranta, gli voltarono le spalle. I radiodrammi tratti dalle sue opere vennero cancellati. E il governo federale lo accusò di evasione fiscale, confiscando tutti i suoi beni e condannandolo a una povertà cui non lo sottrasse la nuova attività di insegnante di scrittura creativa. Pochi anni più tardi, il senatore McCarthy sarebbe caduto in disgrazia, morendo alcolizzato. Ma ormai la sorte dell’ex alcolista Dashiell Hammett era segnata. Per uno come lui, doveva per forza di cose risultare tragica.

Egli stesso, d’altronde, prima di diventare uno scrittore capace di conquistare generazioni di lettori aveva fatto il detective per l’agenzia Pinkerton nel 1915 a Baltimora, e si era imbevuto di tragedie grandi e piccole, oltre che del linguaggio e

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dei modi di personaggi spesso immortalati dai flash dei fotografi specializzati in cronaca nera, e non lontani da quelli di Hollywood Babilonia. In quel periodo si era guadagnato le cicatrici che segnavano il suo corpo, a perenne ricordo delle zuffe con la mala, e da lì aveva tratto la linfa vitale destinata a dar forma a libri indimenticabili, da Piombo e sangue a L’uomo ombra. Tra pericolose fanciulle e impassibili investigatori, miseriosi omicidi ed equivoci trafficoni, ambigui confidenti e corruttibili poliziotti, tra rapide sparatorie e inattese coltellate magari nei vicoli bui di un quartiere cinese, Dashiell Hammett ha plasmato non solo i suoi personaggi ma anche quelli di tanti altri, a cominciare dal detective Marlowe, influenzando oltre a Raymond Chandler innumerevoli autori, tra cui mostri sacri come William Burroughs, Mickey Spillane, James Ellroy, e secondo alcuni addirittura Hemingway. Per arrivare, indirettamente, fino a Bret Easton Ellis, che nel suo ultimo Imperial Bedrooms si rifà in modo esplicito ad atmosfere e cliché tipicamente hard-boiled. Ma al di fuori degli Stati Uniti anche il nostro Hugo Pratt pagò il suo debito nei confronti dell’autore americano, ispirandosi per

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il cognome del suo Corto al romanzo Il Falcone Maltese, mentre André Gide confessò di ammirarlo.

Portato sul grande schermo da Fred Zinneman nel 1977 con Julia, film in cui i panni dell’autore vennero indossati da Jason Robards Jr., e da Wim Wenders nel 1982 con Hammett: indagine a Chinatown, dove nel ruolo dello scrittore-detective comparve Frederic Forrest, Dashiell Hammett non sospettava certo di diventare a sua volta un personaggio per Hollywood. Fondatore della “scuola dei duri”, ha certo rappresentato molto per il primo Giorgio Scerbanenco, e oggi viene indicato tra i “numi tutelari” da scrittori come Carlo Lucarelli e Andrea Camilleri. Ma la lunga lista dei suoi debitori è destinata senza dubbio ad allungarsi ancora, in futuro: almeno finché esisteranno i detective, al cinema o in letteratura.

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